– Un caffè e un gratta e vinci, che ce l’ha da un euro?

– No, i caffè solo da 80 centesimi, signore.

– No, dicevo: il gratta e vinci, ce l’ha da un euro?

– Ah, no no, solo da due, tre e cinque.

– Allora due.

– Ecco a lei.

– Ma quanti me ne ha dati, scusi?

– Due! Lei ha detto: allora due.

– Ma intendevo due euro! Un gratta e vinci, da due euro! Senta, mi chiami il titolare.

– Ma il titolare sono io, signore!

– Ah, andiamo bene! Figurarsi il personale!

– Ma perché va sul personale ora?

– No, io intendevo… Vabbè, tenga i soldi e lasci perdere, eh!

 

(omaggio ad Achille Campanile, nel quarantennale della scomparsa)

Tutto quello che poteva essere
Tutto quello che sarebbe stato
Tutto quello che si riusciva a intravedere
Fuoriuscì così, dalle note di un flauto

Estensione della sua voce che mi diceva
Lo sai
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Durante l’estate appena trascorsa ho finalmente avuto modo di co-condurre il mio primo laboratorio di scrittura creativa, dopo anni passati dall’altra parte dei banchi. Il primo di una lunga serie a venire. Non parlerò delle grandi soddisfazioni, delle piccole delusioni, non racconterò niente se non di una magia a cui io e il mio compagno e collega abbiamo assistito: la forza del gruppo, la sintonia delle menti, il potere dell’immaginazione. A dirla tutta non parlerò neanche di questo, ma lascerò che sia lo svolgimento di un esercizio a parlare da sé.
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Mio Sante,

Avrò avuto sì e no diciannove anni quando ho scelto il tuo nome. Se questo ti stupisce o ti sembra senza senso, siediti e leggi con pazienza, perché invece non c’è niente di buffo.
Fin dal liceo ero attratta dai nomi che terminano in -ante. Questo probabilmente sì, ha poco senso. Ma mi piacevano più di tutti. Al primo anno di università, poi, scoprii Francesco De Gregori; fra le prime canzoni che conobbi c’era Il bandito e il campione che, con mia enorme sorpresa, conteneva ben due esempi di quel tipo di nome. Ciò che mi colpì di più, a dire il vero, fu che oltre al più comune Costante esisteva davvero un nome che io già conoscevo nella mia mente, che già immaginavo pur non avendolo mai letto o sentito pronunciare. Il tuo. Continua a leggere…

Per comporre un bel centrotavola non c’è bisogno di molto, specie se si dispone di fantasia e di un piccolo giardino, o di fioriere sul balcone.
Nei negozi per il bricolage, quella specie di mattoncino verde scuro di spugna compatta costa 1 euro e 9 centesimi, quello medio-piccolo, se no 1 euro e 49 quello un po’ più grande. Perlomeno, nel negozio dove l’ho comprato io ieri. Il giorno prima avevo colto dalle aiuole intorno casa un bel po’ di rose – anche quelle dei vicini, sì, le mie non bastavano – e le avevo messe in vaso. Poi ieri, con le forbici per il pollo arrosto, ne ho reciso tutte le testoline. Continua a leggere…

La gatta poi l’ho tenuta con me, ma ora puoi riprenderla se vuoi. Puoi riprendere tutto, e spero che un giorno tu mi inviti nella tua casetta sul mare, o dov’è che l’avevi presa, forse in campagna.
Per quelle strade, davanti a quella chiesa, a quel castello, a quel cinema, io non ci sono più stata; e quando anche dovessi tornarci non sarebbe la stessa cosa, non sarei che una turista. Ma è giusto così; anche tu hai i tuoi luoghi in cui non puoi tornare che da turista, da estraneo in visita, da ospite.
Non c’è niente di brutto ad essere un ospite, è piacevole anzi, ti mette nella condizione di poter ringraziare ed essere al tempo stesso ringraziato.
Tu sarai sempre gradito ospite nella mia vita, niente di più, niente di meno. È molto. È tutto quel che posso e voglio darti ed è molto. Quindi vieni a farmi visita, e di nuovo, se ti va, invitami a farti visita. So che staremo bene.

“Non mi avevi mai tirato uno schiaffo”, dico a Salvo appena entra nello stanzino.
“Non ne avevo mai avuto bisogno”, risponde. Tossisco e mi raggomitolo sotto le coperte; non lo faccio per impietosirlo, ma lui mi raggiunge sul pagliericcio toccandomi la fronte.
“Perdonami, ti avrei spiegato stasera. Non volevo, ma hai rischiato di mandare tutto a monte.”
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Mi piace pensare che niente sia mai circoscritto a quel che è. Ogni cosa contiene un prima, un durante, un dopo; ogni cosa è una storia e non può, nella maniera più assoluta, essere limitata a un episodio autoconclusivo.
Così, la partecipazione al concorso letterario “8×8” è la sintesi del mio ultimo anno di vita e presumibilmente del prossimo. Posso provare a individuare un principio, ma come atto non è semplice né definitivo.
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Dormi presto, dormi bene
Domattina devo ripartire

Mi aspettano in un posto
dove tu non esisti
Si chiama “mondo”

Posso venire?
Non ti piacerebbe

Fammi provare
Non mi piacerebbe
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L’essere umano è brutto e cattivo. È una verità universalmente riconosciuta, universalmente se si prende come sistema di riferimento l’universo in cui vivo io, non so nei vostri.
MA capita talvolta che si scontrino fra loro alcuni di questi esseri che, nel loro male, riescono a fare qualcosa di buono. Qualcosa di piccolo, senza pretese, qualcosa di cui nessuno saprà, che non cambierà il mondo e che con ogni probabilità non sarà utile ad altri.
Superfluo tentare di razionalizzare, di spiegarsi perché si scelga di fare – o ci si ritrovi a fare – cose come queste: si ha un estremo desiderio di farle, non se ne può fare a meno nonostante si conoscano già le premesse di insensatezza di cui sopra.
E questa, in breve, è la storia di come è stata concepita e generata e poi data in pasto al piccolissimo mondo la clip del brano Alla Violenza dei Sonic Flowers.
È uno di quei rari momenti in cui mi sento grata. Onorata, fortunata, estasiata. Sia perché ho contribuito alla realizzazione di qualcosa, sia perché vedo qualcosa che emoziona a prescindere dal mio coinvolgimento personale. Oggi, l’essere umano mi appare lievemente meno brutto e cattivo.
È poco ed è tanto.
È questo.

 

Sono tutti menzionati nei credits, ma nei credits non c’è ovviamente la parola grazie.

Quindi, grazie agli amici e compagni di lavoro Andrea, Antonio, Marino, Michele. Grazie ai Sonic Flowers e alla loro musica. Grazie a Carmela, Lorena, Marco, Almerindo per le loro mani (collegate ognuna ad un corpo che contiene cuore e stomaco e mente, qui invisibili solo per chi non riesce a vederli).

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