Funziona più o meno così.

[La patente di solito già ce l’hai, perché quella bene o male con l’ingenuità dei 18 anni la prendi, salvo poi farla coprire di ragnatele o usarla per dividere le righe di coca – quest’ultimo non è il mio caso, mamma, papà…]

Funziona così, dicevo.
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Si potrebbe chiamarli sogni lucidi. Si potrebbe chiamarli promesse, o premesse. Secondo la scienza e l’etimologia, il ricordo è qualcosa di passato; pensate che c’è chi sostiene che non si debba vivere di ricordi. Eppure a me capita di avere ricordi passati, presenti e futuri. Tre categorie che possono essere distinte o i cui confini si fondono, come nel caso di un evento passato che torna a presentarsi, o di un’immagine tanto nitida e viva da contenere già in sé quello che verrà.
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È a quell’ora in cui il sole scende più basso dei tetti delle case, quell’ora che non è ancora tramonto ma il pomeriggio è finito da un pezzo; è a quell’ora in cui non diresti che sia giorno, ma neanche notte; è insomma a quell’ora indefinita, che varia di stagione in stagione, quando i raggi non colpiscono più la superficie del terrazzo e dunque viene meno quel confortante riverbero, è a quell’ora che la vedo: la crepa sul pavimento. Continua a leggere…

Lo status di personaggio pubblico di Gianni Borghi è ormai universalmente riconosciuto. Doveva aspettarselo quando nove mesi fa ha scelto di candidarsi, a soli trentun anni, alla presidenza della Regione. Da lì, durante tutta la campagna elettorale e ancora nelle settimane successive alla sconfitta, è stato risucchiato dalla piaga delle public relation. Non solo cene, comizi, inaugurazioni e conferenze. Le passeggiate all’alba col suo cane, la quiete pomeridiana sotto l’ombrellone, un aperitivo al bar con gli amici o una serata al cinema con la sua ragazza: TUTTO ha una valenza sociale, gli hanno spiegato. E Gianni si è stancato presto: non aveva immaginato quanto potesse essere logorante per lui dover scegliere il proprio abbigliamento, trattenersi dal fare battute ridicole, portare sotto l’ombrellone tre quotidiani invece di un fumetto, ordinare un raffinato vino bianco del Trentino al posto della solita birra alla spina.

Questo perlomeno fino all’inizio della sua ricerca. Continua a leggere…

Finalisti CoopforWords2017
 

Tutto comincia sempre con una lista

 

le cose da fare

le persone da chiamare

i propositi buoni e quelli un po’ meno

le spese e le imprese

che spesso sono tante, le imprese

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Quando l’orario di lavoro è finito ed è ora di andare a casa ormai, dico ai colleghi che sì, andassero pure, io vado un attimo in bagno e sì, poi spengo tutto e chiudo io; scendo nel seminterrato e mi addentro fra gli scaffali, arrivo proprio in fondo, nella sezione di narrativa americana e punto già lo sguardo dove so che c’è la lettera K. Continua a leggere…

Non c’è soluzione di continuità fra cielo e mare. Oggi l’orizzonte ha deciso di prendersi una pausa, e come biasimarlo: non dev’essere un compito facile quello di tenere costantemente separati due elementi così immensi. Quella che scorgo dal finestrino è un’unica lastra grigio acciaio. La temperatura è alta, sì; ma ogni volta che avevo pensato a questo giorno, non lo avevo mai immaginato nuvoloso.

Ero già stata lì, in quella che mi sembrava un’altra vita. Perché, fra tanti luoghi, avessi scelto di tornare a Trani, non saprei dirlo con certezza. Mi piaceva l’idea di circolarità, di riprendere da lì dove tutto era finito, undici anni prima. Continua a leggere…

– Un caffè e un gratta e vinci, che ce l’ha da un euro?

– No, i caffè solo da 80 centesimi, signore.

– No, dicevo: il gratta e vinci, ce l’ha da un euro?

– Ah, no no, solo da due, tre e cinque.

– Allora due.

– Ecco a lei.

– Ma quanti me ne ha dati, scusi?

– Due! Lei ha detto: allora due.

– Ma intendevo due euro! Un gratta e vinci, da due euro! Senta, mi chiami il titolare.

– Ma il titolare sono io, signore!

– Ah, andiamo bene! Figurarsi il personale!

– Ma perché va sul personale ora?

– No, io intendevo… Vabbè, tenga i soldi e lasci perdere, eh!

 

(omaggio ad Achille Campanile, nel quarantennale della scomparsa)

Tutto quello che poteva essere
Tutto quello che sarebbe stato
Tutto quello che si riusciva a intravedere
Fuoriuscì così, dalle note di un flauto

Estensione della sua voce che mi diceva
Lo sai
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Durante l’estate appena trascorsa ho finalmente avuto modo di co-condurre il mio primo laboratorio di scrittura creativa, dopo anni passati dall’altra parte dei banchi. Il primo di una lunga serie a venire. Non parlerò delle grandi soddisfazioni, delle piccole delusioni, non racconterò niente se non di una magia a cui io e il mio compagno e collega abbiamo assistito: la forza del gruppo, la sintonia delle menti, il potere dell’immaginazione. A dirla tutta non parlerò neanche di questo, ma lascerò che sia lo svolgimento di un esercizio a parlare da sé.
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inSALAta

Un blog coi condimenti

Il blog di Elianto84

La sfera della mia biro è la Terra in miniatura. Consumo il mondo a parole.

Donna Delirio. Storie inversamente romantiche, diversamente grottesche.

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Due di picche a Godot

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orsotosco

Anche la bestia vuole il suo dominio. E noi, questo dominio, lo dobbiamo dare