Finalisti CoopforWords2017
 

Tutto comincia sempre con una lista

 

le cose da fare

le persone da chiamare

i propositi buoni e quelli un po’ meno

le spese e le imprese

che spesso sono tante, le imprese

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Quando l’orario di lavoro è finito ed è ora di andare a casa ormai, dico ai colleghi che sì, andassero pure, io vado un attimo in bagno e sì, poi spengo tutto e chiudo io; scendo nel seminterrato e mi addentro fra gli scaffali, arrivo proprio in fondo, nella sezione di narrativa americana e punto già lo sguardo dove so che c’è la lettera K. Continua a leggere…

Non c’è soluzione di continuità fra cielo e mare. Oggi l’orizzonte ha deciso di prendersi una pausa, e come biasimarlo: non dev’essere un compito facile quello di tenere costantemente separati due elementi così immensi. Quella che scorgo dal finestrino è un’unica lastra grigio acciaio. La temperatura è alta, sì; ma ogni volta che avevo pensato a questo giorno, non lo avevo mai immaginato nuvoloso.

Ero già stata lì, in quella che mi sembrava un’altra vita. Perché, fra tanti luoghi, avessi scelto di tornare a Trani, non saprei dirlo con certezza. Mi piaceva l’idea di circolarità, di riprendere da lì dove tutto era finito, undici anni prima. Continua a leggere…

– Un caffè e un gratta e vinci, che ce l’ha da un euro?

– No, i caffè solo da 80 centesimi, signore.

– No, dicevo: il gratta e vinci, ce l’ha da un euro?

– Ah, no no, solo da due, tre e cinque.

– Allora due.

– Ecco a lei.

– Ma quanti me ne ha dati, scusi?

– Due! Lei ha detto: allora due.

– Ma intendevo due euro! Un gratta e vinci, da due euro! Senta, mi chiami il titolare.

– Ma il titolare sono io, signore!

– Ah, andiamo bene! Figurarsi il personale!

– Ma perché va sul personale ora?

– No, io intendevo… Vabbè, tenga i soldi e lasci perdere, eh!

 

(omaggio ad Achille Campanile, nel quarantennale della scomparsa)

Tutto quello che poteva essere
Tutto quello che sarebbe stato
Tutto quello che si riusciva a intravedere
Fuoriuscì così, dalle note di un flauto

Estensione della sua voce che mi diceva
Lo sai
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Durante l’estate appena trascorsa ho finalmente avuto modo di co-condurre il mio primo laboratorio di scrittura creativa, dopo anni passati dall’altra parte dei banchi. Il primo di una lunga serie a venire. Non parlerò delle grandi soddisfazioni, delle piccole delusioni, non racconterò niente se non di una magia a cui io e il mio compagno e collega abbiamo assistito: la forza del gruppo, la sintonia delle menti, il potere dell’immaginazione. A dirla tutta non parlerò neanche di questo, ma lascerò che sia lo svolgimento di un esercizio a parlare da sé.
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Mio Sante,

Avrò avuto sì e no diciannove anni quando ho scelto il tuo nome. Se questo ti stupisce o ti sembra senza senso, siediti e leggi con pazienza, perché invece non c’è niente di buffo.
Fin dal liceo ero attratta dai nomi che terminano in -ante. Questo probabilmente sì, ha poco senso. Ma mi piacevano più di tutti. Al primo anno di università, poi, scoprii Francesco De Gregori; fra le prime canzoni che conobbi c’era Il bandito e il campione che, con mia enorme sorpresa, conteneva ben due esempi di quel tipo di nome. Ciò che mi colpì di più, a dire il vero, fu che oltre al più comune Costante esisteva davvero un nome che io già conoscevo nella mia mente, che già immaginavo pur non avendolo mai letto o sentito pronunciare. Il tuo. Continua a leggere…

Per comporre un bel centrotavola non c’è bisogno di molto, specie se si dispone di fantasia e di un piccolo giardino, o di fioriere sul balcone.
Nei negozi per il bricolage, quella specie di mattoncino verde scuro di spugna compatta costa 1 euro e 9 centesimi, quello medio-piccolo, se no 1 euro e 49 quello un po’ più grande. Perlomeno, nel negozio dove l’ho comprato io ieri. Il giorno prima avevo colto dalle aiuole intorno casa un bel po’ di rose – anche quelle dei vicini, sì, le mie non bastavano – e le avevo messe in vaso. Poi ieri, con le forbici per il pollo arrosto, ne ho reciso tutte le testoline. Continua a leggere…

La gatta poi l’ho tenuta con me, ma ora puoi riprenderla se vuoi. Puoi riprendere tutto, e spero che un giorno tu mi inviti nella tua casetta sul mare, o dov’è che l’avevi presa, forse in campagna.
Per quelle strade, davanti a quella chiesa, a quel castello, a quel cinema, io non ci sono più stata; e quando anche dovessi tornarci non sarebbe la stessa cosa, non sarei che una turista. Ma è giusto così; anche tu hai i tuoi luoghi in cui non puoi tornare che da turista, da estraneo in visita, da ospite.
Non c’è niente di brutto ad essere un ospite, è piacevole anzi, ti mette nella condizione di poter ringraziare ed essere al tempo stesso ringraziato.
Tu sarai sempre gradito ospite nella mia vita, niente di più, niente di meno. È molto. È tutto quel che posso e voglio darti ed è molto. Quindi vieni a farmi visita, e di nuovo, se ti va, invitami a farti visita. So che staremo bene.

“Non mi avevi mai tirato uno schiaffo”, dico a Salvo appena entra nello stanzino.
“Non ne avevo mai avuto bisogno”, risponde. Tossisco e mi raggomitolo sotto le coperte; non lo faccio per impietosirlo, ma lui mi raggiunge sul pagliericcio toccandomi la fronte.
“Perdonami, ti avrei spiegato stasera. Non volevo, ma hai rischiato di mandare tutto a monte.”
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Giorgio Conti

Benessere psicologico e crescita personale

Il blog di Elianto84

La sfera della mia biro è la Terra in miniatura. Consumo il mondo a parole.

Donna Delirio. Storie inversamente romantiche, diversamente grottesche.

La sfera della mia biro è la Terra in miniatura. Consumo il mondo a parole.

Due di picche a Godot

La sfera della mia biro è la Terra in miniatura. Consumo il mondo a parole.

orsotosco

Anche la bestia vuole il suo dominio. E noi, questo dominio, lo dobbiamo dare